Il Territorio: Aspetti Ambientali e Paesagistici

Da Civitavecchia andando a Greco verso la deliziosa terra della Tolfa, il terreno sempre monta, prima su poggi e colline che tuttora intorno cingono la nostra città e poi nei gioghi della diramazione sub-appenninica: quivi è rigogliosa vegetazione, opache selve di antiche querce sul

dorso dei monti e tra le valli acque irrigue e pingui praterie; oltracciò in più luoghi ricche vene di lucidi alabastri e di gesso tenace, qua e là seleniti bellissime vermiglie e perline, cristalli di monte, filoni di ferro, e di più preziosi metalli… Quei luoghi possono essere a ragione chiamati Museo nativo di storia naturale.

A. Guglielmotti – storico di Civitavecchia del XIX secolo

Così il Guglielmotti descriveva nel XIX secolo il territorio dei Monti della Tolfa, sottolineando l’incredibile ricchezza del paesaggio e la ricchezza di risorse naturali, in particolare quelle legate alla complessa storia geologica dell’area.

La zona in esame, compresa tra la costa tirrenica, il fiume Mignone e l’area dei Monti Ceriti, è caratterizzata da terreni di origine vulcanica che qualificano il comprensorio sotto il profilo paesaggistico e ambientale. L’area costituisce la parte più settentrionale del complesso vulcanico Tolfetano-Cerite-Manziate, che rappresenta una delle manifestazioni più antiche del vulcanismo nell’Italia Centrale. I terreni più antichi sono rappresentati da un complesso di sedimenti, il flysch, costituiti da calcari con argille, lenti marnose e sabbiose.

La morfologia dell’area è caratterizzata dall’attività vulcanica, scandita in tre fasi che risalgono rispettivamente al periodo eocenico, alla fine del Miocene e al Quaternario. Questi periodi di attività vulcanica hanno determinato la creazione di tre settori con caratteristiche differenziate: l’area più interna, in corrispondenza dei centri urbani di Tolfa e Allumiere, presenta un’orografia marcata dove i rilievi più elevati possono arrivare ai 600 m s.l.m.; il secondo settore, il cosiddetto gruppo della Tolfaccia, è costituito da strutture laviche isolate; il terzo settore corrisponde all’ampia zona collinare che circonda tutto il sistema montuoso e presenta versanti dolci e declivi che digradano verso la bassa valle del Mignone e la costa.

Il territorio è racchiuso, a nord ovest e a nord est dal fiume Mignone che è alimentato da una fitta serie di affluenti. Sul versante che affaccia verso il mare sono presenti numerosi torrenti e pochi corsi d’acqua di una certa consistenza che scendono verso il mare. Gli alvei dei fiumi si presentano generalmente profondamente incassati nelle rocce vulcaniche determinando la nascita di un particolare habitat ripariale.

La conformazione orografia, la ricchezza geologica, la vicinanza alla costa tirrenica arricchiscono il territorio di particolari microclimi che garantiscono la coesistenza di diversi aspetti vegetazionali con caratteristiche ben differenti: dalla macchia mediterranea a boschi di alto fusto, tra cui castagneti, cerreti e faggeti, come quello di Allumiere. Questi ultimi rappresentano un “relitto” dell’era glaciale che sopravvive ad una quota relativamente bassa. In generale la presenza del bosco è stato (ed è ancora oggi) un elemento caratterizzante del paesaggio tolfetano nelle varie epoche e la sua esistenza è stata percepita alternativamente come elemento denotante l’inospitalità dei luoghi o, al contrario, come fonte di approvvigionamento di materie prime o come luogo di caccia. Il bosco è alternato ad ampie zone a pascolo dove è più evidente l’intervento di deforestazione dell’uomo e la selezione di essenze adeguate al pascolo di vacche maremmane e cavalli.

La ricchezza mineraria dell’area è collegata soprattutto ai prodotti dell’attività vulcanica che comprendono formazioni caolinitiche, alunitiche, ferrifere, ecc. è probabile che proprio lo sfruttamento dei minerali abbia determinato lo stanziamento di comunità umane nel territorio sin dalle età più antiche. Lo sfruttamento dell’allume su vasta scala a partire dal XV secolo determinò le più incisive trasformazioni sul territorio che si avviò così a raggiungere l’assetto che ancor oggi, nelle grandi linee, conserva.