La necropoli etrusca della Riserva del Ferrone

La necropoli è situata su un pianoro tufaceo in posizione dominante la valle del fiume Lenta, lungo al quale passava una delle principali vie di comunicazione con Cerveteri che da qui dista solo una ventina di km.

La necropoli è caratterizzata dalla presenza di tombe a camera monumentale, del tipo a tumulo, e da tombe a dado, cioè con struttura esterna parallelepipeda, che, allo stato attuale delle ricerche sono gli unici esempi noti sui Monti della Tolfa. Nell’insieme la necropoli spicca nel panorama locale per la ricchezza dei corredi e per l’elaborata architettura delle tombe che risentono fortemente l’influenza cerite, come nel caso della Tomba dei Troni, databile agli inizi del VI secolo a.C.

Il sito fu in uso dalla metà del VII sec. a.C. fino alla metà del V. Successive fasi di occupazione nel IV-III secolo a.C. e nel I secolo a.C:, vedono interventi meno importanti, volti soprattutto al riutilizzo delle tombe. La necropoli del Ferrone è probabilmente collegata all’abitato etrusco individuato a Piana di Stigliano.

La necropoli, a lungo depredata da scavatori clandestini, è stata oggetto di scavo da parte dei volontari del Gruppo Archeologico Romano dal 1989 al 1997, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica. Queste indagini hanno portato al censimento di ca. 50 tombe e al recupero dei materiali archeologici scampati all’attività di scavo clandestino. In particolare nel 1997 nella necropoli fu individuata una tomba, la n. 19, dalla struttura esterna a dado, che si presentava ancora sostanzialmente intatta. La tomba era probabilmente stata oggetto di saccheggio in età antica da profanatori evidentemente interessati solo ai metalli preziosi poiché il resto del corredo fu recuperato ed è oggi esposto presso il Museo civico di Tolfa.

Nel periodo medioevale l’estrema propaggine del pianoro tufaceo su cui sorgeva la necropoli etrusca, fu occupato da un castello. L’insediamento, identificato con il castrum Rocche Tingjani delle fonti medievali, e noto a partire dal XII secolo d.C. Era difeso da un doppio fossato, che lo isolava dal resto del pianoro tufaceo, e da una cinta di mura che racchiudeva gli altri lati, già peraltro difesi dalle scoscese pareti tufacee del rilievo. L’area dell’insediamento medievale è stata parzialmente indagata durante le campagne di ricerca effettuate nella zona dalla Soprintendenza Archeologica in collaborazione con i Gruppi Archeologici d’Italia. Durante tali indagini è stata portato alla luce un vano identificato come bottega di fabbro. I materiali ceramici recuperati durante lo scavo confermano la cronologia nota dalle fonti al XIII-XIV.